a large blue lake surrounded by mountains
21 June 2026

Abruzzo project: 
Villa Eventhyr

La storia di come sia facile, durante una ristrutturazione, confondere la fiducia con la professionalità. Ovvero: salvati da una "&"

 

Parte IV

 

Il muro di contenimento:

 

Non siamo specialisti dell’edilizia, ma abbiamo già costruito le nostre case in Polonia, il che ha comportato la supervisione diretta di ogni fase dei lavori. Eravamo tuttavia abituati a imprese affidabili, che svolgono il proprio lavoro secondo quanto concordato con il committente, nel miglior modo possibile e al prezzo stabilito all’inizio del progetto. Cominciavamo però a renderci conto che, nel rapporto con l’appaltatore, qualcosa non funzionava come avrebbe dovuto.

Alla fine decidemmo di non firmare il contratto e di non pagare ulteriori fatture che ritenevamo ingiustificate, poiché non trovavano alcun fondamento né nel contratto proposto né nell’offerta economica, che consideravamo eccessiva rispetto ai lavori previsti.

Nell’ambito dell’anticipo già versato per servizi che in realtà non avevamo mai richiesto, l’appaltatore avrebbe dovuto ricostruire il muro di contenimento che lui stesso aveva demolito all’inizio di maggio. Per l’avvio dei lavori dovemmo però attendere circa due settimane.

Quando finalmente il cantiere ripartì, il primo giorno si presentò un solo operaio che, almeno dalle immagini del sistema di videosorveglianza, sembrava più impegnato al telefono che nella preparazione dei lavori o nella ricostruzione del muro. Naturalmente quella giornata fu con ogni probabilità conteggiata come una normale giornata lavorativa.

Nei due giorni successivi, tuttavia, i lavori presero effettivamente ritmo.

Il muro di contenimento avrebbe dovuto essere uno degli elementi più semplici dell’intero progetto. Ben presto ci rendemmo conto che nulla era semplice come sembrava.

I lavori procedevano lentamente e, con il passare del tempo, iniziarono a comparire modifiche rispetto agli accordi iniziali. L’appaltatore non intendeva ricostruire una parte del muro demolito, ma sostituirla con una scarpata in terra, mentre un piccolo muretto situato accanto a un ulivo avrebbe dovuto assumere la funzione di elemento stabilizzante dell’intera struttura.

Sempre più spesso avevamo la sensazione di perdere il controllo del nostro stesso progetto.

Il momento decisivo arrivò quando chiedemmo un’ispezione da parte del geometra per verificare la corretta esecuzione del muro di contenimento e del sistema di drenaggio e, contemporaneamente, decidemmo di sospendere ogni ulteriore lavoro fino al nostro ritorno in Italia.

A quel punto il muro era stato realizzato solo a metà e, a nostro avviso, in modo poco conforme sia alle nostre aspettative sia agli accordi presi. Del sistema di drenaggio, invece, si sapeva ben poco. Chiedemmo quindi al geometra di analizzare attentamente l’opera e di verificarne la conformità alle buone pratiche costruttive.

Cominciammo così a porci una domanda che fino a quel momento avevamo cercato di evitare:

«Siamo davvero sicuri di voler continuare questa collaborazione, anche a questo punto?»

La risposta arrivò più rapidamente del previsto.

I lavori furono interrotti, l’appaltatore lasciò il cantiere senza alcuna intenzione di completare nemmeno quella fase dell’opera e restituì una parte dell’anticipo versato, una somma che aveva ben poco a che vedere con le cifre discusse in precedenza. I costi dei materiali e della manodopera furono calcolati secondo criteri che non risultavano chiari, senza che venisse fornito un dettaglio preciso dei conteggi.

Alla fine smise persino di rispondere ai messaggi su WhatsApp.

Ci ritrovammo quindi soli con un muro ancora incompleto ma già sorprendentemente costoso. Rimase anche una sensazione difficile da ignorare: avevamo certamente perso sei mesi e una certa quantità di denaro, ma probabilmente avevamo evitato molte spese future difficili da controllare e lavori che, con ogni probabilità, sarebbero stati realizzati in modo diverso da quello che avevamo immaginato.

 

A titolo di commento:

 

In medicina una delle decisioni più difficili non è iniziare una terapia, ma interromperla, soprattutto quando sono già stati investiti tempo, energie e speranze.

La tentazione naturale è quella di continuare semplicemente perché si è già percorso un lungo tratto di strada.

A volte, però, l’errore più grande non è perdere alcuni mesi di lavoro, ma aggiungerne altri a un progetto che da tempo ha smesso di andare nella direzione giusta.

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